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Di Nikita Mikhalkov

Con Nikita Mikhalkov, Sergei Makvetsky, Sergei Garmash

Russia 2007, 155′, Drammatico

Ecco la Russia per principianti. Firmato Nikita Mikhalkov. Il film del regista russo è un remake in chiave moscovita del vecchio La parola ai giurati, prima prova dietro la macchina da presa di Sidney Lumet (1957). Breve compendio della trama: un giovane ceceno è accusato di aver ucciso suo padre, e le prove sembrano indissolubilmente inchiodarlo. I dodici giurati si riuniscono quindi in una palestra per quello che sembra un verdetto scontato. Ma sorprendentemente uno dei giurati si oppone, e lentamente riesce a convincere anche i colleghi di giuria a ripensare le proprie certezze.

Mescolando il thriller con l’aulica riflessione sulla giustizia e sulla libertà di pensiero, Mikhalkov presenta in due ore e mezzo che non pesano la situazione russa di oggi, fra famiglie sconvolte, la grande ricchezza che si affianca alla grande povertà, l’alone del recente passato che fatica a tramontare. In primo piano, poi, la storia ci presenta le intricate vicende caucasiche, il conflitto ceceno, il terrorismo secessionista che spaventa i russi almeno quanto un qaidista spaventa uno statunitense.

Interessante la varietà di inquadrature e i cambiamenti di luce che il regista opera all’interno di quella che è praticamente l’unica ambientazione dei fatti narrati: la palestra. Le prove degli attori ricalcano perfettamente i ruoli assegnati ad ognuno di loro, con un buon livello di approfondimento, in modo tale che nessuno dei giurati sembra ricalcare uno stereotipo. Se vogliamo trovare un difetto dal punto di vista formale a questo bel film, possiamo notare la difficoltà nell’adattare il doppiaggio alla parlata russa. I dialoghi appaiono non collimare alla perfezione con la mimica facciale degli attori originali. Ma poco importa, basta qualche minuto di visione e non ci si fa più caso.

Un film che vive di monologhi, con i vari protagonisti che si passano la parola attraverso le azioni più disparate, chiamandosi in causa l’uno con l’altro, esprimendo di volta in volta le loro impressione, raccontando le proprie storie, le proprie vita. Esplorando, in definitiva, le diverse, variegate espressioni di una comune umanità. Una nomination all’Oscar per il miglior film straniero nel 2008, ha vinto il Leone d’Oro per il complesso d’opera nel 2007 a Venezia.

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