Wall-E



Di Andrew Stanton

Animazione, USA 2008, 97′

In principio era la Disney. Per qualcuno come me, significava trovarsi un kolossal dell’animazione sotto l’albero di Natale dal’infanzia fino alle porte dell’adolescenza. C’erano Il Re Leone (Il più grande di tutti), Hercules, Aladdin. Poi ha fatto irruzione la tecnologia digitale, ed è arrivato Toy Story, di cui sta per uscire il terzo capitolo. E infine sono arrivati quei personaggi ironici, quelle pellicole d’animazione piene di citazioni filmistiche off limits per gli under 14: Shrek, Galline in Fuga.

Ad oggi, sembra che si sia aperto un nuovo filone nel cinema animato, e se questi sono i risultati ben vengano nuove opere di questo tipo. Sto parlando di film come Wall-E e del già recensito Up. Film ironici, con trame da classico dell’animazione, ma impregnati di una malinconia sottile come uno strato di nebbia di prima mattina. Breve compendio della trama di Wall-E, senza rivelare informazioni vitali: la Terra è, in un futuro lontano ma non improbabile, ridotta alla funzione di discarica. Non c’è traccia alcuna di vita biologica. L’unico abitante di quello che una volta era il Pianeta Blu è Wall-E, un piccolo robot mangiarifiuti con l’hobby del collezionismo. Emozionato da una passione inarrestabile per Hello, Dolly di Gene Kelly, Wall-E fischietta in lungo e in largo nel ciarpame e nei rifiuti fin quando dalla coltre di aria imputridita non salta fuori l’angelica Eve, una robot ipertecnologica alla disperata ricerca di qualcosa di misterioso. Il nostro romantico cingolato extrasmall, a metà tra R2D2 di Guerre Stellari e Charlie Chaplin, perde talmente la testa per la controparte levitante da seguirla in un’odissea spaziale per il riscatto del genere umano.

Delicato e malinconico nella prima parte, dove la solitudine muta di Wall-E è avvolta da una colonna sonora fischiettante ed intrigante quanto i gemiti sintetici del Nostro. C’è più action e movimento nella seconda parte, ambientata nello spazio profondo, tra mille peripezie, quando Wall-E e Eve spiccicano reciprocamente qualche parola nel loro sintetico idioma simil-umano. Da un canovaccio partorito forse da un fattorino della Pixar in preda ad un sonno agitato causa stomaco pesante, nasce una sceneggiatura delicata, che rimane dentro come polvere tra lo stomaco e l’aorta.

Wall-E è il ritratto della pura umanità nel suo non essere biologicamente umano. Ci voleva un sintetico pezzo di latta pazzo d’amore per (ri)mettere sotto gli occhi degli uomini inghiottiti dalla loro società su cosa davvero si fonda la vita.

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